Burundi Aprile ’26 | Rapporto di Missione

Burundi Aprile ’26 | Rapporto di Missione

 

Affresco del paese.

Una costante di tutte le MIE MISSIONI, è che in questi paesi trovi gli Italiani migliori.

Ho conosciuto Riccardo, fisioterapista di Luino, il quale è venuto a sostituire un Padre Saveriano, anch’egli fisioterapista, che a causa di una testata di un bimbo distonico, ha subito la frattura di alcuni denti ed è stato costretto a rientrare in Italia. Riccardo ha deciso di dedicare le sue ferie ai bimbi cerebrolesi.

Vania, anestesista trentina, la quale ha salvato letteralmente la vita ad una bimba burundese orfana, con una grave infezione del sangue trasfondendole direttamente il proprio (ovviamente compatibile). Quando si dice che il sangue non ha colore! A guarigione avvenuta, ha ottenuto di poterla adottare. Ora Vania è qui per tentare di adottare anche la sorellina di 13 anni. Padre Giovanni, un Saveriano di 88 anni, un pò svampito, ed è forse per questo che al mattino si ritrova 80 persone da confessare, ad ognuna delle quali non dedica più di 15 secondi.

In Africa la parola d’ordine è: adattamento!

Qui mancano sempre 30 centesimi per fare una lira. Ritmi molto blandi e lontano dai nostri, ci si arrabbia per ogni inadempienza, ma la luce e il calore del mattino, i sorrisi delle persone che incontrandoti ti salutano, gli sguardi pieni di gratitudine di chi sa perché sei lì, ti ripagano delle arrabbiature.

L’affluenza in ambulatorio è stata inizialmente tiepida, ma un colpo di genio del mio collega Ezekiel , il quale ha rivolto un discorso caldo e appassionato alla moltitudine di persone che attendeva il medico generalista, ha invertito il trend e da quel momento il nostro lavoro non ha subito pause nemmeno per un boccone.

Il giorno di Pasqua mentre passeggiavo lungo il ” viale principale”, mi sono fermato davanti ad una chiesa e mi hanno invitato ad entrare. Era stracolma di gente compresi i corridoi centrale e laterali. Mi hanno offerto una sedia, mentre i bambini mi guardavano, ridevano e si davano di gomito. La funzione è stata impreziosita da canti e balli tribali. I fedeli, al meglio del loro aspetto, hanno resistito 3 ore perché rappresenta un evento di alto valore sociale. I giovani, come tutti i ragazzi del mondo, molto attenti alle mode che qui significa tuta sportiva di una squadra di calcio inglese e telefonino. Si è visto anche qualche accappatoio, naturalmente con il cappuccio. Cosa davvero strabiliante è l’abilità delle donne nel portare in equilibrio dei pesi ( anche notevoli) sulla testa, mantenendo la schiena drittissima. È questo l’esercizio a cui vengono sottoposte le indossatrici con due libri sul capo, per mantenere un’andatura regale.

Il lavoro ci ha posto di fronte alla necessità di abbattere un tabù, estrazione , che i locali preferiscono seguendo il detto, ” via il dente via il dolore “ contro la nostra cultura conservativa che ci porta a trovare una via di salvezza per quasi tutti denti. Stiamo introducendo questa cultura, suscitando, al momento perplessità, ma quache risultato l’abbiamo ottenuto.

Noi della SMOM siamo come la goccia che scava la roccia. Ci vorrà del tempo ma l’ottimismo non ci manca. L’Africa è magia, è attesa, è ” mannaggia al demonio a chi me l’ha fatto fare a venire fin qui”, ma è anche un ” vorrei rimanere ancora un pò per mettere a posto alcune cose. “

L’Africa è nostalgia.

Maurizio Pianella volontario SMOM.

Mungiù | Bangiù 2024 | Amici del Centrafrica


Qui il tempo si è fermato.

Agosto 2024

Ogni volta che si fa ritorno da una missione, si è pervasi da sentimenti contrastanti: il piacere di ritrovare gli affetti familiari e ll dispiacere di lasciare qualcuno o qualcosa. Qualcuno, perché inevitabilmente sul lavoro interagisci con altre persone gomito a gomito ogni giorno, che impari a stimare e ti riempiono la giornata. Qualcosa, perché tu sei parte di un progetto ambizioso, devi incasellare diverse tessere del puzzle, e qui, in Repubblica Centrafricana è più complesso che altrove. Oggi giorno affronti criticità nuove, difficoltà tecniche, situazioni difficili da interpretare. Ma qui siamo in Africa, e se siamo noi ( e tanti altri) a dare una mano per risolvere i loro guai atavici, il motivo deve esserci. Ad ogni missione, e non sto più a contarle, trovi i vecchi problemi che si accumulano ai nuovi e che la tecnologia ha solo in parte contribuito ad attenuare. La globalizzazione, mostra loro un mondo che non è ancora alla loro portata, ma tendono ad imitare per non rimanere indietro. Si nota che vogliono emergere ma ancora, la fatica per affrancarsi dalla povertà è tanta. Indubbiamente la guerriglia interna fomentata da chi brandisce il potere ha lasciato segnali di paure e di insicurezze, c’è chi combatte per l’oro e i diamanti di cui è ricchissimo il sottosuolo, e chi fatica ( molto) a fare 2 pasti giornalieri. I bambini, sfornati a ripetizione sono una gioia immensa, ma anche una preoccupazione a causa di malattie ricorrenti e ogni giorno, nel dispensario “Mama Carla” dell’associazione ” Amici del Centrafrica” stupendamente condotto da due ” rocce”, Federica e Jeff, vedo tantissime mamme in fila dalle 7 del mattino, per sottoporre il piccolissimo alla ” consultation” del pediatra, del cardiologo, del laboratorio analisi. Uno spaccato di umanità e una proiezione del futuro che tocca il cuore. E viene da dire: forza bimbi, il futuro siete voi, ma adesso tenete duro. Passo in mezzo alle mamme, per recarmi nei miei ambulatori, saluto tutte, e loro mi rispondono con un sorriso che in parte è saluto, in parte è speranza ” fai qualcosa per il mio bimbo”. Il dispensario è un centro di eccellenza e di formazione del personale , in una città, Bangui, che stenta a decollare per i noti mali che affligono l’Africa. Ma in città i ragazzi ci provano ad assomigliare agli occidentali, cappellino con visiera, maglietta del calciatore preferito, snikers, con motorini che utilizzano come taxi, caricando una o due persone. Adulti vestiti adeguatamente alle loro mansioni, e non mancano manager in giacca e cravatta. L’altezza media è molto elevata, tante donne sopra il metro e ottanta, e vederle uscire dalla cattedrale, la domenica mattina, dopo la messa, è uno spettacolo unico : molto curate nell’abbigliamento e nella scelta dei colori, elegantissime per stile e gestualità.Tu, in mezzo a loro sei “Mungiù” che è il loro appellativo per definire l’uomo bianco. Ti guardano, ti sorridono, sanno perché sei lì. E a me basta quel riconoscimento per capire che c’è speranza. Dott.Maurizio Pianella responsabile per la SMOM in Centrafrica.
Dott. Maurizio Pianella responsabile SMOM per lo sviluppo della salute orale in Repubblica Centrafricana

Un uomo che in passato ha sbagliato, ma poi ha pagato!

 

La vita non sarà mai perfetta,

ci saranno sempre difficoltà e ostacoli da superare, ma questo non significa che non possiate ottenere ciò che desiderate. Non impeditevi di seguire i vostri sogni solo perchè potrebbero essere difficili da realizzare.

Ogni cosa nella vita presenta delle difficoltà.

Tra tutte le imperfezioni e i rumori, potrete trovare l’opportunità di migliorare le cose e di abbracciare la felicità e la gioia. Le cose possono essere fantastiche senza essere perfette. Lasciate che i vostri sogni vi diano energia.

Continuate a crescere.

Quando realizzerete i vostri sogni, vi renderete conto che ne è valsa la pena.

Edoardo Costa

FORMAZIONE in CENTRAFRICA Bungui


Rapporto di Missione

Gennaio 2023

Quando si cresce in una famiglia che sa trasmetterti valori come solidarietà, vicinanza nelle difficoltà, attenzione al prossimo, umanità, scelte di cuore, si è orientati, da adulti, a cercare il modo migliore per metterli in pratica, attraverso associazioni che ti spianano la strada e che ti rendono la vita più facile.

E così parti, svolgi il tuo incarico di volontario agronomo, medico, ingegnere, infermiere, amministrativo, ecc, e poi te ne torni  a casa, finalmente. E’ stata dura, lontano dai nostri standard di igiene, relax e comodità. Ma non passano 15 giorni che ti assale uno stato di insoddisfazione, perchè il tempo poteva essere sfruttato meglio, perchè se avessi usato con maggiore conoscenza la lingua, ci sarebbero state meno incomprensioni, se avessi fatto uno sforzo in  più per comprendere certi atteggiamenti, qualche steccato lo avresti abbattuto.
E allora cominci già ad elaborare un altro viaggio, come se lo strascico della fatica mentale si fosse già dissolto. Certo, quando il tuo lavoro te lo permetterà, quando la famiglia sarà d’accordo, ma hai già le idee chiare su quello che dovrai fare. E ci torni, ma rientri di nuovo insoddisfatto, un retrogusto di amarezza che ti assalirà dopo ogni viaggio. E ti accorgi che non è la tua attività ad avere dei limiti, perchè  con il susseguirsi delle missioni, la tua esperienza copre le difficoltà. Allora capisci che l’amarezza deriva da quella terra che hai appena lasciato, da quei ritmi di vita così lontani dai nostri, da quel sole così caldo ma che non ti abbronza, dalla fantasia con cui combattono condizioni  di vita spesso ostili, la malaria incombente, la terra rossa che ti entra ovunque. Ma loro tengono uno straccetto per togliersela dalle scarpe, perchè il loro concetto di dignità, impone di presentarsi sempre al meglio, se occorre anche con la cravatta.
Poi ti rendi conto che quella terra ti è entrata molto più in profondità, te la senti nell’anima. Provi a scrollartela, ma niente da fare, lì resta.
Allora ti chiedi perchè se ti hanno assegnato una camera con bagno la cui inclinazione del pavimento è contraria allo scarico, per cui ti fai la doccia e poi devi sudare di nuovo per convogliare l’acqua dentro al buco, prima che inondi altre stanze, il gallo che ogni mattina puntualmente alle 4 (forse è un gallo svizzero), ti da la sveglia e con il quale vorresti scendere a patti, almeno per qualche mattina, il muezzin che alle 4,30 in punto, diffonde le sue parole incomprensibili anche a chi potrebbe capirle, perchè il meccanismo di diffusione è obsoleto e gracchia come una vecchia radio, il buio pesto e improvviso che cala alle 19 e se ti coglie per strada senza torcia, può diventare angosciante e pericoloso, ma se ti coglie in casa e non hai candele, la tua giornata è già finita, ma tu sei lì e non ti arrabbi; la giornata passa, la giornata è bella, vedi persone avvolte nei loro pensieri, che all’improvviso ti sorridono, bambini  che ti corrono incontro per salutarti, giovani che combattono per una sorte migliore, religiosi che si dannano l’anima per diffondere la parola di Dio con opere, aiuti, investimenti, creano reti di solidarietà con altre confessioni religiose per migliorare le condizioni di vita della popolazione.
E noi siamo lì per dare una opportunità di riscatto a tanti giovani che hanno deciso di cambiare le sorti del loro paese, studiando. 9 dentisti per 6 milioni di abitanti non possono garantire un controllo accurato delle patologie orali. Quest’anno grazie ai medici SMOM, se ne laureeranno altri 10, non molti ma è un buon inizio.
Forse è  questo il vero motivo per cui quando si rientra, si prova una sensazione di incompletezza, di amarezza. Ma pensandoci bene, è solo nostalgia. Questa è la mia Africa.
Dott. Maurizio Pianella responsabile SMOM per lo sviluppo della salute orale in Repubblica Centrafricana

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