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SANITÀ

La sanità italiana è sempre stata di buon livello, con una distribuzione qualitativa a macchia di leopardo, ma con centri di eccellenza notevoli, capaci di accogliere anche pazienti di altre regioni; ma sopratutto di accogliere tutti senza fare distinzioni di censo, religione, colore politico e di pelle. 
Ma noi italiani, che siamo maestri  nel trovare pecche anche tra le nostre virtù, e sappiamo esaltare le capacità straniere e subirne anche la derisione sentendoci in difetto, dobbiamo ammettere, nostro malgrado, che la gestione Covid, ci sta dando ragione, e impone gli stranieri a guardarci con ammirazione e (sicuramente) invidia. Certo, non è stata indolore la fase di contenimento, anche per l’atavica indisciplina degli italiani, ma siamo riusciti ad invertire la tendenza alla diffusione del contagio e ora si contano pochi casi e limitati a qualche focolaio. Abbiamo capito quali riflessi può avere sul nostro organismo, stare in casa, non frequentare nessuno, avere bambini e anziani in casa per 24 ore, uscire con mascherine e rimanere distanziati. Gli psicologi hanno dovuto affrontare un picco di richieste imprevedibile, riguardante sopratutto quelle persone con assetto psicologico fragile e incapaci ad affrontare la realtà comune con buone dosi di stabilità. Probabilmente, l’effetto sulla psiche, avrà un riflesso lungo e proiettato nel tempo, ma la maggior parte delle persone se l’è cavata con un certo disagio e fastidio dal quale ne verrà fuori riprendendo lentamente i ritmi consueti.
Ma che cosa abbiamo fatto rispetto ad altri popoli per trovarci momentaneamente in una posizione di privilegio?

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